La flora intestinale dei bambini e l’abuso degli antibiotici: smettiamola di uccidere i batteri buoni!

Crescere con la giusta flora intestinale è garanzia di buona salute nell’età adulta.  Tanti bimbi però devono fare i conti fin dai primissimi anni di vita con l’uso e con l’abuso di antibiotici.  In un articolo in lingua inglese i batteri  “buoni”  (probiotici) venivano simpaticamente indicati come “the good guys” oppure come “our friends“. Ebbene abusando di antibiotici stiamo uccidendo i nostri amici (Stop killing the good guys!)

microbiota
microbiota

Che gli antibiotici siano una delle più grandi scoperte in ambito medico non vi è dubbio. Hanno contribuito ad allungare la nostra aspettativa di vita prima di tutto perché hanno ridotto la mortalità in età perinatale. Però come per molte altre cose “di più non è sempre meglio” (more is not always better)!

Esiste l’abuso di antibiotici?

Purtroppo sì. Basti pensare che negli Stati Uniti un diciottenne può essere stato sottoposto a 10-20 cicli di antibiotici nel corso della sua vita. Non possiamo poi trascurare il fatto che gli antibiotici sono spesso contenuti nel cibo che mangiamo. Gli animali da allevamento sono trattati con antibiotici. Lo scopo non è solo quello di contenere le infezioni ma anche quello di promuovere la crescita. Uccidendo i batteri che abitano numerosi gli stomaci dei ruminanti si fa in modo che l’animale possa assorbire la gran parte di quello che mangia… e questo perché i batteri, che potrebbero competere per lo stesso substrato nutritivo, sono ridotti in numero e in varietà. Avete avuto modo di vedere cosa succede in un allevamento intensivo per polli (se sei curioso guarda questo video)? Come possiamo pensare che sia possibile sopravvivere a simili forzature se non con un carico di antibiotici? Sono gli stessi antibiotici che ci ritroviamo nel piatto e che contribuiscono alla comparsa di batteri antibiotico-resistenti (avete mai sentito parlare di superbug?!)

Abuso di antibiotici
Abuso di antibiotici

Cos’è l’antibiotico-resistenza

“Si dice che un batterio presenta resistenza agli antibiotici o che è antibiotico-resistente quando gli antibiotici specifici atti a contrastarlo non riescono più ad ucciderlo o ad impedirne la proliferazione. La resistenza agli antibiotici è un fenomeno naturale causato dalle mutazioni genetiche a cui vanno incontro i batteri. Tuttavia un uso eccessivo e improprio degli antibiotici accelera la comparsa e la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici. I batteri sensibili muoiono quando entrano in contatto con gli antibiotici mentre i batteri resistenti sopravvivono e continuano a moltiplicarsi.” (Centro Europeo di Controllo e Prevenzione della Malattie, ECDC).

Gli antibiotici, la flora intestinale dei bambini e le malattie croniche

Gli antibiotici uccidono i batteri, almeno quelli che non hanno sviluppato resistenza. Il problema è che non uccidono solo i batteri cattivi… uccidono anche quelli buoni! L’evidenza scientifica ci dice che un microbiota ben assestato è garanzia di salute mentre d’altra parte la condizione di disbiosi aumenta in maniera significativa la probabilità di sviluppare condizioni patologiche (allergie, asma, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, obesità, diabete e malattie cardiovascolari).

Allergia al polline... colpa della disbiosi?
Allergia al polline… colpa della disbiosi?

Gli antibiotici dati in gravidanza o al momento del parto: e se ci fosse un’alternativa più lungimirante?

Le infezioni vaginali in corso di gravidanza vengono gestite con terapie antiobiotiche. Lo scopo è quello di “bonificare” il canale del parto in modo che al momento della nascita non ci debbano essere rischi per il piccolo e per la mamma. Particolarmente insidiosa è l’infezione da Streptococcus agalactiae (a tal proposito potete consultare questo articolo scientifico). Il rischio può essere quello di un aborto precoce o addirittura di una sepsi (leggi qui per saperne di più). Se il tampone vaginale che si fa in prossimità del parto risulta positivo per Streptococcus agalactiae… non c’è scampo… bisognerà partorire con il braccio collegato ad una flebo dispensatrice di antibiotici! Meno male che ci sono gli antibiotici! Però non vi è da stupirsi se poi la mamma produrrà un latte meno ricco di bifidobatteri che hanno un ruolo così importante nella colonizzazione intestinale. Avere un carico di antibiotici nel sangue già da appena nati oppure nascere da un parto cesareo (in questo caso manca la fisiologica contaminazione con i lattobacilli presenti nel canale del parto) non è il migliore degli inizi per il nostro microbiota! La soluzione c’è. Cominciare a prendere probiotici (anziché antiobiotici) già in corso di gravidanza… consente di contrastare la contaminazione da germi patogeni e di garantire l’auspicabile variabilità della flora vaginale. I batteri buoni infatti producono delle batteriocine che contrastano la crescita dei batteri patogeni.

Gravidanza e flora batterica
Gravidanza e flora batterica

Lo studio del microbiota intestinale è ancora agli albori. Da qui a qualche anno si comincerà a fare vera prevenzione guardando quello che succede nel nostro intestino!

 

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