Dall’errore di Cartesio alla Psiconeuroendocrinologia (PNEI)

on

Uno dei più bei libri che ho letto si intitola “L’errore di Cartesio” di Antonio R. Damasio. Nel suo saggio l’illustre neuroscienziato arriva a negare l’esistenza di un dualismo tra mente e corpo come sosteneva invece Cartesio (res extensa e res cogitans). Lo fa ovviamente su base squisitamente scientifica.

Viene superata finalmente l’idea che il corpo si trovi ad un livello più basso dei sentimenti, anzi si comprende finalmente che la nostra anima non potrebbe esistere se non fosse così intimamente legata alla materia di cui siamo fatti.

Scrive l’Autore:

“Scoprire che un particolare sentimento dipende dall’attività di un certo numero di specifici sistemi cerebrali in interazione con un certo numero di organi del corpo non sminuisce lo status di quel sentimento come fenomeno umano. Né l’angoscia né l’euforia che amore o arte possono portare con sé risultano svalutate dal comprendere alcune miriadi di processi biologici grazie ai quali esse sono quel che sono. Dovrebbe essere vero proprio il contrario: il nostro senso di meraviglia dovrebbe aumentare dinanzi agli intricati meccanismi che rendono possibile tale magia. I sentimenti formano la base di quello che da millenni gli essere umani descrivono come lo spirito o l’anima dell’uomo.”

Di fronte alla nostra complessità il senso di meraviglia è immenso.

Dunque la nostra anima non è un’entità astratta ma è intimamente connessa con il nostro corpo e i confini tra l’una e l’altro non sono facilmente delineabili. Come è possibile pensare allora che ciò che affligge il corpo non possa riversarsi sull’anima e che le ferite dell’anima non producano segni sul corpo?

Fino a qualche tempo fa le chiamavano malattie psicosomatiche e una volta etichettate come tali se ne disinteressavano. Comprendere la nostra complessità potrà dare dignità anche a quei malati che sembrano inventarsi le malattie di cui soffrono. L’idea è che non esistano malattie (ad esclusione forse di quelle su base infettiva) in cui la componente emotiva non giochi un qualche ruolo nel determinismo e/o nell’evoluzione. Quando arriveremo a comprendere fino in fondo questi complessi meccanismi potremmo finalmente disporre di terapie che vanno ben oltre la dispensazione dei farmaci o la chirurgia. Anzi guardando indietro sarà inevitabile provare un certo stupore come ci stupiamo oggi pensando ai salassi, alle amputazioni senza anestesia e senza sterilizzazione, all’elettroshock.

Stress cronico e malattie
Stress cronico e malattie

Cos’è la sindrome da adattamento generale?

Tutto cominciò con un giovane e sconosciuto assistente universitario il cui campo di ricerca era l’endocrinologia. Il suo nome era Hans Selye.

Selye nell’intento di testare gli effetti di un estratto ovarico su una popolazione di topolini li sottoponeva quotidianamente ad un’iniezione ma nel farlo doveva essere un po’ maldestro. Come racconta Robert M. Sapolsky nel suo bellissimo libro “Perché alle zebre non viene l’ulcera?”, Selye “provava a iniettare, ma non ci riusciva, lasciava cadere gli animali, passava metà della giornata a rincorrerli per la stanza o viceversa, battendo con un bastone per farli uscire da dietro il lavandino, e così via”.

Sta di fatto che dopo mesi di questo trattamento Selye scoprì che i suoi topini, così martoriati, avevano sviluppato ulcere peptiche, avevano un’ipertrofia delle ghiandole surrenali e un’atrofia dei tessuti immunitari. Inizialmente Selye attribuì questi effetti all’azione dell’estratto ovarico. Ma quando da bravo scienziato instituì un gruppo di controllo, cioè a dire una seconda popolazione di topini a cui iniettava quotidianamente una soluzione fisiologica al posto dell’estratto ovarico, si dovette rendere conto che anche questi andavano incontro allo stesso destino.

A questo punto Selye concluse che a causare l’ulcera, l’ingrandimento delle ghiandole surrenali e l’immunodepressione dovevano essere le sue iniezioni e non la sostanza testata.

Topi e stress
Topi e stress

In generale quando un organismo viene sottoposto ad un fattore di stress si susseguono 3 diversi stadi. Dopo una prima fase di allarme, l’organismo sviluppa una resistenza che, se inefficace e prolungata, degenera in una fase di esaurimento.

Durante lo stress aumenta la secrezione di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali, le stesse che Selye trovava ipertrofiche nei suoi topini. Il nostro asse dello stress consta di tre ghiandole in grado di influenzare l’una l’attività dell’altra. Sono ipotalamo, ipofisi e surrene. Quando nel torrente ematico c’è troppo cortisolo, viene inibita la produzione di ACTH (ormone adrenocorticotropo) da parte dell’ipofisi. Essendo l’ACTH l’ormone che stimola il surrene a produrre cortisolo e altri glucocorticoidi, la caduta dell’ACTH si tradurrà in una ridotta produzione di questi ormoni. È quello che in endocrinologia viene definito sistema a feedback negativo.

Nello stress cronico però tanto l’ACTH che il cortisolo si trovano ad un valore di riferimento inadeguato.

Nello stadio di allarme l’organismo è allertato dagli stimoli esterni che vengono percepiti come potenziali pericoli. Sono state individuate tre possibili reazioni al pericolo: la fuga, la lotta e l’immobilità. Il fisiologo Walter Cannon, antecedente a Selye, formulò la celebre frase “fight-or-flight” ovvero lotta o fuggi per descrivere la risposta allo stress.

Come avviene in natura quando un coniglio scappa dal suo predatore, con la fuga l’organismo cerca di sfuggire al pericolo. I predatori invece si dispongono alla lotta: è il caso del leone che insegue la gazzella! Alla base dell’immobilità c’è invece il principio che non fare nulla è meglio che fare qualcosa di sbagliato. Restando immobile l’organismo spera di non essere notato.

Durante la fase di resistenza si va incontro ad una maggiore secrezione di glucocorticoidi il cui scopo in natura è quello di sopprimere la sensazione di disturbo. La logica che sta dietro questo tipo di reazione è facilmente comprensibile: la preda che scappa dal leone non avvertirà il dolore legato all’infiammazione, sarà invece concentrata sulla fuga e avrà in questo modo più probabilità di salvarsi!

Il guaio è quando la fase di resistenza si prolunga nel tempo come avviene per la gran parte di noi. Al giorno d’oggi non ci capita spesso di dover scappare da un predatore o da un pericolo imminente, ma abbiamo di certo a che fare con fattori di stress cronico! Qualche esempio? Il traffico la mattina per andare al lavoro, la fila all’ufficio postale, le bollette da pagare, la pagella dei figli e così via dicendo!

È così che lo stress può portare a squilibri che si cronicizzano come l’iperinsulinismo, l’iperlipidemia, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’infiammazione, l’accumulo di grasso viscerale solo per citarne alcuni.

Ma può andare anche peggio di così! Alla fase di resistenza può seguire la fase di esaurimento o burn out. A questo punto ci si sente perennemente affaticati, le nostre capacità di ragionamento sono compromesse, i pensieri sono confusi e disconnessi, si vive in una condizione di apatia come se nulla intorno a noi possa interessarci e si finisce con lo sviluppare malattie su base allergica o autoimmune (malattie Th2 mediate).

“Ogni mattina in Africa, una gazzella si sveglia, sa che deve correre più in fretta del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, un leone si sveglia, sa che deve correre più della gazzella, o morirà di fame. Quando il sole sorge, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre.”

William Shakesperare

Il sistema dello stress funziona bene se sei un leone o una gazzella, ma per noi umani non è più così. Scegliendo la comodità e il benessere ci siamo allontanati dalla natura che ci ha generati. I nostri bioritmi naturali sono stati sacrificati in nome del progresso… e nel mentre la nostra fisiologia cerca di adeguarsi a nuove e inaspettate dinamiche c’è un gran fiorire di malattie legate allo stress cronico. Come sempre nella nostra storia i più adatti sopravvivranno donando alle generazioni future la loro capacità adattativa!

La PNEI...
La PNEI…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *