Epilessia e dieta chetogenica

Il termine epilessia deriva dal greco epilambanein che significa “essere colti di sorpresa” ed in effetti gli attacchi epilettici danno l’impressione di arrivare all’improvviso. Perché si possa parlare di epilessia sono necessari due criteri: il primo consiste nella presenza delle crisi, il secondo nella tendenza delle crisi a ripetersi. Il verificarsi di un singolo attacco non consente dunque di formulare la diagnosi di epilessia.

Si stima che l’1% della popolazione mondiale sia affetta da epilessia e che il 20-30% delle persone trattate farmacologicamente non riesca a controllare gli attacchi. Per poche di queste la chirurgia può rappresentare un possibile approccio.  L’intervento chirurgico è preso in considerazione solo nel caso in cui il focus epilettogeno sia ben identificato e dunque asportabile senza compromettere le funzioni cerebrali.

Epilessia e Elettroencefalogramma

Quello che succede nell’epilessia è una brusca alterazione del potenziale di membrana di alcuni neuroni.  La membrana neuronale va incontro ad un’intensa e prolungata depolarizzazione ed in conseguenza di ciò un numero più o meno ampio di neuroni genera una scarica improvvisa e simultanea. La scarica è registrabile mediante elettroencefalogramma (EEG).

La dieta chetogenica, una dieta per l’epilessia

Prima ancora della comparsa dei farmaci l’epilessia veniva trattata con una dieta povera di carboidrati e ricca in grassi. Con l’uscita del primo farmaco antiepilettico (la fenitoina) la dieta venne considerata ormai superata e nessuno si preoccupò più di come dovesse mangiare una persona epilettica… o meglio nessuno se ne occupò più fino agli inizi degli anni ’90.

At the beginnings of  the 90s  presso la Johns Hopkins University, un ragazzo epilettico di nome Charlie venne trattato con la dieta chetogenica. I farmaci sembravano non risolvere il problema e allo stesso tempo non vi erano le condizioni per poter pensare ad una correzione chirurgica. L’unica opzione che rimaneva era quella di mettere Charlie a dieta. E quello che successe e che Charlie, con la dieta, risolse i suoi problemi. Nacque così la Charlie Foundation (clicca qui per saperne di più) che ad oggi ha trattato più di 500 persone, in gran parte bambini.

Dieta chetogenica, in che cosa consiste?

La dieta chetogenica  fornisce meno di 50 grammi di carboidrati al giorno, con un apporto proteico pari a 1,0-1,5 grammi per chilogrammo di peso desiderabile ed un quantitativo di grassi variabile tra i 15 e i 30 grammi. Una dieta così strutturata fornisce tra le 600 e le 800 kcal ed è per questo definita Very Low Caloric Ketogenic Diet (VLCKD).

Il cervello, il cuore e i globuli rossi hanno come substrato energetico il glucosio. Se la dieta è carente di zuccheri allora cervello, cuore e globuli rossi devono trovarsi un altro tipo di carburante. La beta-ossidazione degli acidi grassi è un processo che ha luogo nel mitocondrio e porta alla sintesi dei corpi chetonici a partire dai grassi alimentari o da quelli di deposito. I corpi chetonici sono tre: l’acetato, il 3-idrossibutirrato e l’acetone (sostanza volatile responsabile dell’alito acetonemico).

Si tratta di molecole piccole che in virtù del loro ridotto ingombro riescono a passare attraverso la barriera ematoencefalica. Qui vengono utilizzati come substrato energetico. Il loro merito però non si esaurisce qui. Diverse ricerche documentano la capacità dei corpi chetonici di ridurre l’eccitabilità nervosa e di aumentare il GABA (acido gamma amino butirrico), il principale controllore dell’eccitazione nervosa.

Dieta chetogenica normocalorica

Charlie è un ragazzo magro. Per lui e per tutti i ragazzi nelle sue stesse condizioni la dieta chetogenica deve essere normocalorica. I carboidrati devono essere sempre in quantità inferiore ai 50 grammi ma i grassi saranno ben rappresentati.

Conclusioni

Grazie all’impegno di alcuni gruppi di ricerca (vedi il gruppo del Dott. Cherubino Di Lorenzo) e al lavoro di divulgazione scientifica da questi portato avanti la conoscenza della dieta chetogenica si sta diffondendo tra i medici e i pazienti. Del resto non si possono avere preconcetti nei confronti di un approccio dietoterapico che ha il merito di mostrarsi così efficiente.

 

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