La cellulite: diagnosi e terapia

Gli Autori anglosassoni la considerano un semplice inestetismo. Di fatto la cellulite è la conseguenza di una serie di alterazioni strutturali e funzionali a carico della Matrice Extracellulare e della microcircolazione. La Matrice Extracellulare è parte fondamentale del connettivo, il tessuto situato tra la pelle e le strutture più profonde e formato da fibre collagene, elastina, glicosamminoglicani, proteoglicani e acido jaluronico. In questo distretto è presente anche una componente cellulare formata da fibroblasti, macrofagi, mastociti e adipociti. Nel complesso potremmo parlare di connettivo fibrillare lasso pericellulare. Il suo compito è quello di circondare e sostenere i muscoli, i visceri e i nervi ma perché questo complesso reticolo possa assolvere a pieno alle sue funzioni è importante che il flusso microcircolatorio sia ottimale.  La cellulite è il segno che qualcosa non va.

È riduttivo, dunque, pensare che si possa trattare di una semplice variante anatomica e di questa idea sono la gran parte dei medici italiani. Il Prof. Domenico Amuso ha da poco dato alle stampe un libro dal titolo “La cellulite: l’Alzheimer della pelle”.  Ma perché la cellulite dovrebbe essere paragonata all’Alzheimer?

Cellulite: l’ipotesi eziopatogenica maggiormente accreditata

Cellulite è un termine generico. Quando i medici parlano di questa condizione la chiamano Pannicolopatia-Edemato-Fibro-Sclerotica (PESF). Si sa, ai medici piacciono i termini complessi ma con l’acronimo PESF si toccano i 4 principali momenti evolutovi di questa patologia.

L’alterazione della microcircolazione distrettuale è il più delle volte la conseguenza di un ispessimento del grasso a livello dell’ipoderma. Il sistema dei piccoli vasi dovrebbe ampliarsi in proporzione al crescere dello strato di grasso però ciò non avviene. Lo possiamo vedere attraverso un’ecografia condotta a livello dei fianchi (zona epitrocanterica): i tralci vascolo-connettivali che dovrebbero decorrere parallelamente al piano cutaneo appaiono invece tortuosi e discontinui. È la stessa ecografia a documentare la presenza di edema a livello interstiziale. L’edema contribuisce a rendere più difficoltoso il lavoro dei piccoli vasi arteriosi, venosi e linfatici perché li comprime dall’esterno. Le cellule grasse finiscono dunque con il ricevere poco ossigeno.

Le cellule adipose hanno bisogno di ossigeno e quando ne vengono deprivate vanno incontro ad un fenomeno particolare che potremmo definire di “metaplasia adiposa”. Il tessuto si infiamma con una modalità che ricorda l’infiammazione a carico del grasso viscerale (o del Sistema Nervoso Centrale nel caso dell’Alzheimer). Assistiamo così alla comparsa di macrofagi e al rilascio di radicali liberi e di citochine pro-infiammatorie.

Lo stato infiammatorio di questo distretto porta ad una maggiore produzione di fibre collagene che finiranno con l’andare incontro a fenomeni di fibrosi e di sclerosi. È a questo punto che compare la pelle a buccia d’arancia ed è anche questo il punto di non ritorno.

A ben guardare si tratta di una patologia complessa che come tutte le patologie complesse non riconosce una causa specifica ma ha (come si suol dire) un’eziologia multifattoriale. Il sovrappeso, l’obesità, l’uso di contraccettivi orali e una congenita fragilità dei piccoli vasi sono tutti fattori che ne possono causare l’aggravamento. Del resto anche le donne magre possono essere affette da cellulite.

Cellulite: i 4 stadi

Il I stadio, detto della cellulite edematosa, si caratterizza per l’edema (ristagno di liquidi) e per l’accumulo di grassi. La cute appare comunque ancora tesa ed elastica. È questa una fase facilmente reversibile.  Nel II stadio, detto della cellulite edematosa avanzata, compare il caratteristico aspetto a “buccia d’arancia” mentre i depositi adiposi diventano sempre più evidenti e la cute perde la sua elasticità. Quando compare la fibrosi del connettivo siamo nello III stadio. Al tatto si può avvertire la presenza di piccoli noduli (micronoduli) mentre l’aspetto “a buccia d’arancia” diviene sempre più evidente. Il deficit di ossigenazione associato a fragilità vasale contribuisce alla comparsa di teleangectasie (quelle che comunemente chiamiamo capillari) mentre la cute può risultare fredda e si avverte dolore alla palpazione. Le cose possono peggiorare ancora. Parliamo allora di cellulite fibrotica avanzata (IV stadio). I noduli diventano più grandi (macronoduli), le teleangectasie si estendono ulteriormente e compare il caratteristico aspetto “a materasso”. Le donne affette da questa condizione avvertono dolore anche quando si esercita una pressione modesta.

Cellulite: ipotesi di trattamento

Dopo aver formulato la diagnosi su base clinica e strumentale (vedi ecografia)  è il momento di intervenire. Il trattamento della cellulite è appannaggio della Medicina Estetica e passa attraverso la mesoterapia e la carbossiterapia. Nel primo caso il medico inocula a livello intradermico il o i principi attivi aventi effetto flebotonico e anti-infiammatorio. La carbossiterapia condivide con la mesoterapia le modalità di esecuzione ma in questo caso il principio attivo è rappresentato dall’anidride carbonica. Non c’è Medico Estetico che non sia entusiasta della carbossiterapia poiché i risultati sono superiori rispetto a quelli ottenuti con altre metodiche.

Utile sarebbe anche sostenere il sistema linfatico attraverso un tipo particolare di massaggio che prende il nome dal suo ideatore: linfodrenaggio manuale secondo Vodder.

Si tratta comunque di trattamenti che vanno ripetuti settimanalmente e il cui costo può non essere alla portata di tutte.

Cellulite e cosmesi

Proprio perché non tutte vanno dal Medico Estetico, si cerca di trovare la crema miracolosa e l’Industria Cosmetologica ne ha tratto fin qui un gran vantaggio. Avete mai sentito parlare di Pubblicità Ingannevole e di Autorità Garante della Concorrenza e dei Mercati? Sono molte le aziende che sono andate incontro a sanzioni pecunarie per aver affermato che la loro crema aveva effetto lipolitico.

Lipolisi significa letteralmente “sciogliere i grassi” ovvero scindere i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo. Sappiamo che la lipolisi è la conseguenza di una restrizione calorica o di un aumentato dispendio energetico. È abbastanza improbabile che possa essere la conseguenza di una bella passata di crema sulle cosce.

Dopo la regolamentazione del 2013 di pubblicità ingannevoli di questo tipo non ne circolano più, ma la cellulite come la risolviamo?

Attraverso il dimagrimento e l’attività fisica moderata. Possono essere di ausilio integratori e/o creme a base di escina ed ederina. Questi due principi fitoterapici hanno la capacità di aumentare la resistenza vasale e migliorare la circolazione, di eliminare i liquidi ristagnanti nei tessuti svolgendo così un’azione anti-infiammatoria e anticongestizia. La Centella asiatica, con le sue cumarine e le saponine triterpenniche, è in grado di ridurre la permeabilità dei vasi contrastando l’edema. Dei tanti rimedi la caffeina è l’unica in grado di favorire l’azione degli enzimi lipolitici. Altro interessante principio attivo è la bromelina estratta dall’ananas. La bromelina svolge un interessante azione anti-infiammatoria ed è in grado allo stesso tempo di degradare le fibre sclerotizzate.

Per concludere… mangiare bene, mantenere un peso nella norma, dormire bene, evitare i tacchi troppo alti e gli abiti troppo attillati, svolgere con costanza un’attività fisica moderata (evitando quelle che richiedono un continuo impatto con il suolo)…  sono queste le azioni alla portata di tutte noi.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *