Microbiota e obesità: ecco i batteri che ci fanno dimagrire e quelli che ci fanno ingrassare

L’obesità ha assunto negli ultimi anni le proporzioni di una vera e propria pandemia tant’è che è stato coniato il termine globesity. Consapevoli della forte correlazione tra grasso e patologie, siamo alla costante ricerca di soluzioni mentre il problema sembra sfuggirci di mano. Così ad esempio l’Italia, patria della Dieta Mediterranea, è il paese europeo con la più alta percentuale di bambini sovrappeso/obesi. Sarà perché è cambiato lo stile di vita, sarà perché la nostra alimentazione è molto distante da quella della tradizione e sarà in ultimo perché alimentazione e stile di vita hanno avuto un pesante impatto sul nostro microbiota intestinale.

Il microbiota umano è formato da 10 alla 14 cellule batteriche, un numero che è dieci volte più grande di quello delle cellule che formano un organismo adulto. Viene da pensare che gli ospiti siamo noi e che i nostri batteri in realtà stiano seduti ai posti di comando. Alcuni fenomeni di craving, vale a dire la forte attrazione verso certi tipi di alimenti, sono da ricondurre all’azione del microbiota umano sui centri della fame e della sazietà.

L’essere magri oppure l’essere grassi ha dunque molto a che fare con il nostro microbiota. I primi studi a conferma di questa relazione sono stati fatti sui topini germ-free. Si prende un topino completamente sterile e di peso normale. Si procede poi al trapianto del microbiota intestinale utilizzando un campione fecale proveniente da un topo grasso. A questo punto, anche se la dieta del primo topino rimarrà invariata, assisteremo al suo progressivo aumento ponderale. Grazie ai batteri provenienti dal topo grasso il nostro topino avrà acquisito la capacità di ricavare un maggior quantitativo di energia da ciò che mangia.

Microbiota e peso corporeo
Microbiota e peso corporeo

Microbiota e obesità: è colpa dei Firmicutes

Durante le carestie delle epoche passate alcuni individui si sono dimostrati più adatti e per questo sono sopravvissuti. Probabilmente si trattava di persone con una buona quota di Firmicutes nei loro intestini. I Firmicutes hanno una peculiarità: sono in grado di estrarre il massimo dell’energia dai cibi grassi. Ora che le carestie non le incontriamo più… avere tanti Firmicutes è una bella scocciatura. C’è da ipotizzare che siano loro ad orientare certe persone verso il consumo di una tipica dieta occidentale caratterizzata dall’abbondanza di grassi saturi e di zuccheri semplici. Ma non è finita qui: dopo che abbiamo addentato una bella merendina con farcitura di creme saranno sempre i Firmicutes a far sì che non si sprechi neanche una briciola di energia.

Firmicutes e grassi
Firmicutes e grassi

Batteroidi o Bacteroidetes: meglio averne tanti

Avere tanti Batteroidi ci consente di modulare l’infiammazione intestinale e quella sistemica. Sono principalmente i Batteroidi a produrre acido butirrico a partire dalle fibre alimentari. L’acido butirrico non solo serve da nutrimento per le cellule del colon (colonociti), ma riduce anche la produzione di citochine pro-infiammatorie interferendo  con alcuni meccanismi intracellulari.  Se vogliamo arricchire la nostra flora batterica intestinale di Batteroidi dobbiamo dare la prevalenza al consumo di frutta e verdura.

Batteroidi e verdure
Batteroidi e verdure

L’Akkermansia: beato chi ce l’ha

Nei topini di laboratorio l’Akkermansia muciniphila è in grado di prevenire l’insorgenza di obesità e diabete. Come dice il nome della specie (muciniphila) l’Akkermansia non si nutre dei resti di cibo bensì del muco che ricopre le pareti intestinali.  Come i Batteroidi anche l’Akkermansia è in grado di ridurre l’infiammazione. La capacità di contrastare obesità e diabete non è legata solo alla presenza del batterio in forma viva e vitale. Quest’azione, che rimane invariata anche dopo la morte del batterio sottoposto alle alte temperature (pastorizzazione), sembra possa essere attribuita ad una proteina indicata con il nome di Amuc 1100. Non esistono grandi sperimentazioni per la specie umana ma ciò nonostante un’azienda farmaceutica sta commercializzando probiotici a base di Akkermansia ed integratori a base di Amuc 1100. Probabilmente questo approccio non porterà grandi vantaggi mentre il consiglio per tutti quelli che vogliono arricchire il proprio intestino di Akkermansia è quello di mangiare frutta e verdura che abbondano di polifenoli e di rispettare il fisiologico digiuno notturno (di durata uguale o superiore alle 12 ore).

Akkermansia e polifenoli
Akkermansia e polifenoli

Alti e magri grazie alla Christensenella

C’è chi nasce con la camicia (ed è fortunato) e chi nasce con la Christensenella ed è ancora più fortunato. Questo batterio, trasferito in senso verticale dalle madri ai figli, prospera solo nelle persone dotate di un certo patrimonio genetico. Per riconoscerle non serve fare un test del DNA, basta vederle mangiare. Sono capaci di ingurgitare quantità enormi di cibo restando sempre magrissime. Esistono integratori a base di Christensenella che non riescono però a mantenere le loro promesse. Non basta assumere un probiotico per mantenersi magri pur mangiando a volontà. Piacerebbe anche a me che fosse così facile.

Geni e Christensenella
Geni e Christensenella

In conclusione…

Se siamo magri o grassi dipende in buona parte dai nostri batteri. Quello che possiamo fare è mantenere un microbiota il più vario possibile… e per mantenere un microbiota vario bisogna avere un’alimentazione varia. Lo facciamo? NO! “Delle 250.000 specie vegetali commestibili ne mangiamo meno di 200. Il 75% del cibo mondiale è derivato da appena 12 specie vegetali e 5 specie animali” così scrive Michael Mosley nel suo recente libro “La dieta del microbioma”.

Il suggerimento: la contaminazione di ambienti e di gusti. Avere tanti amici, frequentarli, mangiare il cibo preparato da altri, viaggiare e provare il cibo locale, inserire nella propria alimentazione quotidiana alimenti fermentati, possedere animali domestici, toccare la terra, sporcarsi ogni tanto e così via dicendo. Altro che prebiotici!

Il cibo è la prima terapia
Il cibo è la prima terapia

Libro suggerito:

project-diet-cover-330x461

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *