Grasso addominale, cosa fare?

Ci aveva come una palla di piombo nello stomaco che gli pesava, voleva uscire, con un senso di pena continuo… Tutto ciò che ingoiava per forza, per aggrapparsi alla vita, i bocconi più rari, senza chiedere quel che costassero, gli si mutavano in veleno. E intanto i dolori e la gonfiezza crescevano: una pancia che le gambe non reggevano più.

Giovanni Verga – Mastro don Gesualdo 1889

 

Può capitare che, dimagrendo, si arrivi a perdere grasso ovunque tranne che sulla pancia? In alcuni casi sì e la spiegazione risiede nella nostra genetica. C’è chi è progettato per ingrassare soprattutto a livello addominale. Dimagrire sull’addome è comunque possibile, bisogna dotarsi però di una grande forza di volontà.

 

Quando si parla di obesità?

Tramite peso e statura possiamo calcolare l’Indice di Massa Corporea (IMC) o nella terminologia anglosassone il Body Mass Index (BMI). Più specificamente l’IMC è dato dal peso espresso in kg rapportato al quadrato della statura espressa in metri (in pratica l’IMC è il nostro peso al metro quadro). Il range di normalità per l’IMC è compreso tra 18,5 e 25. Ma vi assicuro che chi dovesse avere un IMC di 24-25 a meno che non sia un soggetto particolarmente muscoloso, pur essendo considerato normopeso secondo questo parametro, non si sente in piena forma. Sulla base della mia esperienza i valori ottimali di IMC sono 22 per gli uomini e 20 per le donne.

IMC = peso (kg)/(statura (m))2

Il grosso limite dell’IMC è quello di non poter distinguere tra due individui con diversa trofia delle fasce muscolari. L’esempio che riporto più frequentemente ai miei pazienti nello spiegare questi concetti è quello del body-builder e del sedentario sovrappeso-obeso. Con un BMI superiore a 25, il body-builder potrebbe avere una percentuale di grasso inferiore al 9,0%; per contro il corpo di un sedentario con lo stesso valore di BMI potrebbe essere composto per più del 30% di grasso.

 

Grasso sottocutaneo versus grasso viscerale

L’addome è l’unico distretto corporeo nel quale il grasso può depositarsi sia a livello sottocutaneo (tra la pelle e la fascia muscolare sottostante) che a livello più profondo (intorno agli organi interni, a livello dell’omento e nel caso del fegato anche a livello del suo parenchima). Il grasso sottocutaneo (SAT Subcutaneous Adipose Tissue), è facile da monitorare ricorrendo ad una specifica metodica nota come plicometria.

La plicometria consiste nella misurazione delle pliche cutanee in particolari distretti corporei. Per dirla in parole più semplici “si pizzica” la pelle in specifici punti facendo in modo che cute ed ipoderma si separino dal muscolo sottostante. Con uno strumento dedicato che altro non è se non una pinza graduata (chiamata plicometro dal clinico e “cicciometro” dal paziente) si misura lo spessore della piega cutanea altresì detta plica. La tecnica, che risente molto della manualità dell’operatore, si fonda sul presupposto che esiste una correlazione tra lo spessore del tessuto adiposo sottocutaneo e la quantità di grasso totale corporeo.

Al contrario del grasso sottocutaneo, quello viscerale  (VAT, Visceral Adipose Tissue)  è meno intuitivo perché nascosto nelle profondità del nostro addome. Abitualmente il grasso viscerale può essere studiato con le metodiche di tomografia computerizzata (CT, Computed Tomography) e di imaging a risonanza magnetica (MRI, Magnetic Resonance Imaging), le quali presentano però ovvi limiti di tollerabilità da parte dei pazienti. Si può ricorrere in alternativa alla tecnica ultrosonografica con utilizzo di sonde in grado di ispezionare i tessuti al di sotto della fascia muscolare.

 

L’organo adiposo: fucina di fattori infiammatori

L’organo adiposo produce citochine pro-infiammatorie (IL-1, TNF-alfa, Il-6) attraverso le quali ogni cellula è in grado di colloquiare con le cellule vicine, lontane e lontanissime. Per effetto delle citochine pro-infiammatorie la cellula adiposa acquisisce uno stato di insulino-resistenza.

Per spiegare l’insulino-resistenza con un’immagine pensate alla situazione in cui ogni volta che arriva l’insulina con il messaggio “C’è altro zucchero da stoccare sotto forma di grasso”… l’organo adiposo le risponde “Mi dispiace ma qui siamo al completo”.

Che dire? Meno male che esiste questo meccanismo! Attenzione però perché se ci facciamo prendere la mano e mangiamo ben oltre le nostre necessità il rilascio di citochine pro-infiammatorie sarà tale da coinvolgere anche l’azione dei macrofagi. Ed è a causa di questa assoluta perdita di equilibrio che rischiamo di andare incontro ad un fenomeno noto come “inflammaging”.  L’invecchiamento, sostenuto da questo stato infiammatorio sistemico, aumenterà nel tempo la nostra probabilità di andare incontro a malattie cronico-degenerative!

 

Ormoni sessuali e grasso corporeo

Perché gli uomini tendono ad accumulare grasso a livello addominale e le donne a livello delle cosce? Come è intuibile dipende da fattori ormonali. Il testosterone promuove l’azione delle lipoproteinlipasi presenti a livello addominale. Al contrario queste lipoproteinlipasi sono più attive su cosce e glutei nella donna. Prova ne è che quando la donna entra in menopausa e cambia il rapporto tra androgeni ed estrogeni, il grasso comincia a depositarsi sulla parte superiore. Spalle e braccia aumentano di circonferenza, l’addome acquista un profilo che è molto più simile a quello di un uomo che non a quello di una donna. Con un’espressione non particolarmente elegante potremmo dire che, dopo la menopausa, le donne tendono a mascolinizzarsi. Agli uomini succede l’esatto contrario. Si femminilizzano, compare un po’ di ginecomastia, i fianchi tendono ad allargarsi.

 

Grasso addominale: come eliminarlo?

Se è vero che ingrassiamo ogni volta che assumiamo più calorie di quante non ne consumiamo, la soluzione al sovrappeso e all’obesità è la “dieta ipocalorica” caratterizzata da un apporto energetico inferiore al Dispendio Calorico Totale Giornaliero.

Ma attenzione! Se si opta per una “dieta veloce” ad apporto calorico molto basso… il rischio è che si possa instaurare una resistenza alla perdita del grasso corporeo. In condizioni estreme (che simulino una carestia) l’organismo decide di sacrificare i muscoli mantenendo intatto il grasso di deposito (che per analogia potremmo paragonare al nostro conto in banca).  Per chi non mangia abbastanza i muscoli sono come i mobili di un nobile decaduto. Durante i freddi inverni, una volta finita la legna da ardere, si cominceranno a bruciare tavoli e sedie!

Qual è allora la quantità di grasso che possiamo perdere nell’unità di tempo senza che l’organismo entri in difesa? La risposta è: non più di un chilo alla settimana corrispondente a circa 9000 kcal. Per conoscere il deficit energetico giornaliero basta dividere 9000 per 7 (i giorni della settimana) ed otterremmo circa 1200 kcal. Se il nostro Dispendio Calorico Totale Giornaliero è di 2500 kcal per perdere un chilo a settimana dovremmo assumere giornalmente 1300 kcal.

L’altra soluzione, la migliore, è quella di spendere giornalmente almeno 500 kcal in attività fisica (gli sport di endurance sono associati ad un maggior dispendio energetico) così da ridurre l’entità del deficit calorico. In questo caso basterebbero 700 kcal in meno al giorno per perdere alla fine della settimana un chilo di massa grassa.

 

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