Latte materno… confronto con i latti artificiali

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2002) incoraggia l’allattamento al seno come forma ottimale di nutrizione negli infanti fino al compimento del primo anno di età. Ciò nonostante la gran parte dei bambini riceve un latte in formula come sostituto del latte materno già entro i primi 6 mesi di vita.

All’inizio la formulazione dei latti artificiali era finalizzata a garantire una velocità di crescita sovrapponibile a quella che si ha con il latte materno. Con il tempo ci si è resi conto che l’allattamento al seno offre altri sostanziali vantaggi oltre a quello di una crescita ottimale, favorendo ad esempio lo sviluppo neuro-cognitivo del bambino, l’instaurarsi di un buon microbiota intestinale, la protezione dagli agenti patogeni e la maturazione del Sistema Immunitario.

La spinta a trovare ricette sempre più preformanti si è concretizzata nella progressiva aggiunta di questo o di quell’altro ingrediente. Una delle differenze più significative tra l’allattamento al seno e quello artificiale non è però nella composizione del latte bensì nella diversa e più profonda interazione che viene a stabilirsi tra mamma e bambino.

Storia dei latti in formula

Storicamente quando una mamma non aveva latte a sufficienza si ricorreva alla balia. Con il tempo divenne evidente che i neonati potevano sopravvivere anche se alimentati con latte vaccino opportunamente diluito con acqua e arricchito di carboidrati. Sulla base di questa evidenza è sorta l’industria dei latti artificiali. Nel 1867 viene messa in commercio la formula di Liebig a base di farina di frumento, latte vaccino, farine maltate e bicarbonato di potassio. Nel 1915 viene formulata un’altra ricetta chiamata “synthetic milk adapted” a base di latte vaccino, lattosio, olio di oliva e oli vegetali.

Negli anni ’20 del secolo scorso divenne evidente che il latte vaccino, pur rappresentando una buona base per poter costituire un latte in formula, doveva essere sottoposto ad alcune modifiche e tra queste:

  1. la rimozione dei grassi animali e la loro sostituzione con degli oli;
  2. la diluizione del contenuto proteico, di certo eccessivo per l’emuntorio renale di un infante;
  3. il bilanciamento di minerali e vitamine (ad esempio l’aggiunta di ferro e l’aggiustamento del rapporto calcio/fosforo).

Andando avanti con il tempo e sulla base delle evidenze scientifiche si è provveduto ad aggiungere acidi grassi polinsaturi a lunga catena (Long-Chain Polynsatureted Fatty Acids, LC-PUFAs) allo scopo di migliorare lo sviluppo neuro-cognitivo del bambino. Basandosi poi sulla considerazione che il latte materno contiene prevalentemente proteine del siero (whey proteins) mentre nel latte vaccino predominano le caseine (caseins), nelle più recenti formule si fa attenzione ad avere un rapporto whey/casein il più possibile simile a quello della nostra specie. Nel 1984 è stata aggiunta la taurina sulla base degli studi che ne dimostravano la funzione nei mammiferi. I nucleotidi sono stati aggiunti alla fine degli anni ’90. Il loro ruolo è quello di agire come fattori di crescita e come modulatori del Sistema Immunitario.

Le formule a base di soia sono state introdotte per i neonati intolleranti alle proteine del latte vaccino a partire dal 1929. All’inizio non venivano ben accettate dai genitori perché la loro assunzione da parte dell’infante si associava all’emissione di feci poco formate e maleodoranti e ad importanti dermatiti da pannolino. Alla metà degli anni ’60 sono state introdotte le proteine isolate della soia e le nuove formule, molto più simili al latte vaccino, venivano meglio accettate dai neonati e dai loro genitori. Poiché però il processo di isolamento delle proteine della soia comportava anche la perdita di gran parte della vitamina K, negli anni a seguire sono stati registrati diversi casi di carenza di questo micronutriente ad attività antiemorragica. Questa evenienza è stata motivo di importanti riflessioni sulla regolamentazione dei latti per la prima infanzia.

Tabella n. 1Storia dei latti in formula negli Stati Uniti

Cow-milk-based formulas
Anno Composizioni e innovazioni nella formulazione dei latti artificiali
1867 Farina di frumento, latte vaccino, farine maltate e bicarbonato di potassio
1915 Latte vaccino, lattosio, olio di oliva, oli vegetali
1935 Viene per la prima volta considerato il contenuto proteico della formula
1959 I latti artificiali vengono fortificati con il ferro
1960 Viene considerato il carico renale o renal solute load
1962 Il rapporto proteine del siero/caseine è simile a quello del latte materno
1984 I latti artificiali vengono fortificati con taurina
‘90 I latti artificiali vengono fortificati con nucleotidi
2000 I latti artificiali vengono fortificati con LCPFA
Non-Cow-milk-based formulas
1929 Introduzione delle prime formule a base di soia
1960 Vengono introdotte le proteine isolate della soia

 

Alla ricerca di una formula che riproduca il latte materno

Sulla base delle moderne conoscenze il tentativo di creare una formula che riproduca il latte materno sembra un’impresa degna di un novello Don Chisciotte. In altri termini è praticamente impossibile. Il latte materno ha una composizione variabile non solo tra individuo ed individuo ma anche all’interno dello stesso individuo nel corso della poppata, in relazione all’età del lattante e al momento della giornata. Inoltre nessuna formula può essere arricchita di cellule vive e di composti bioattivi anche in ragione alla loro scarsa shelf life (vita sullo scaffale). Nel momento in cui si decide di fortificare la formula con l’aggiunta di uno specifico elemento, senza però bilanciarlo con il resto degli ingredienti, si rischia di indebolirne l’effetto oppure di potenziare le interazioni negative tra i vari costituenti. Ad esempio sono stati riferiti effetti negativi sulla crescita quando viene aggiunto l’acido eicosapentaenoico (EPA) senza addizionare anche il docosiesaenoico (DHA). Allo stesso modo l’aggiunta di acidi grassi polinsaturi e di ferro (due elementi che vanno facilmente incontro ad ossidazione) senza che vengano previste quantità adeguate di antiossidanti si rivela potenzialmente pericoloso.

Allattamento al seno, definizioni OMS

Secondo quanto disposto dall’OMS l’allattamento al seno viene definito esclusivo se il latte materno rappresenta l’unico alimento. Si parla di allattamento predominante se accanto al latte materno, che rimane l’unico alimento, si contempla la somministrazione di acqua, tè, camomilla, tisane, infusi, succhi di frutta o soluzioni reidratanti orali. L’allattamento complementare è quello che prevede la presenza del latte materno con l’aggiunta di alimenti liquidi quali latte vaccino, brodi di carne o brodi vegetali, alimenti semiliquidi quali pappe a base di cereali, verdure, frutta, carne o pesce e in ultimo alimenti solidi come i biscotti. Si parla invece di allattamento artificiale quando il latte materno non è presente affatto.

I vantaggi del latte materno

Non vi è dubbio sul fatto che l’allattamento al seno offre una serie di preziosissimi vantaggi:

  • il latte materno è sempre pronto;
  • il latte materno è sempre fresco;
  • il latte materno è sempre caldo al punto giusto;
  • il latte materno è in grado di sostenere le difese immunitarie del neonato grazie alla presenza di IgA secretorie, di lattoferrina e di lisozima.

Secondo quanto presentato nel Position Statement del 2015 che ha visto coinvolte la Società Italiana di Pediatria (SIP), la Società Italiana di Neonatologia (SIN), la Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP), la Società Italiana di Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) ed infine la Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), l’allattamento al seno riduce il rischio di ospedalizzazione nel primo anno di vita per infezioni alle basse vie respiratorie, diarrea e vomito, infezioni acute dell’orecchio (otite), eczema (dermatite atopica), malattie croniche (asma, diabete di tipo 2, obesità) e sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS, Sudden Infant Death Syndrome), garantisce un ottimo assetto nutrizionale, è facilmente digeribile ed in ultimo favorisce un ottimale sviluppo motorio e cognitivo.

Lo stretto contatto tra mamma e bambino imposto dall’allattamento al seno espone la nutrice agli stessi agenti patogeni che possono aggredire il lattante. In questo caso gli anticorpi prodotti dalla mamma verranno veicolati al bambino proprio attraverso il latte.

Per contro rappresentano controindicazioni assolute all’allattamento al seno la positività della mamma per l’HIV (Human Immunodeficiency virus) o per l’HTLV (Human T-lymphotropic virus), l’HSV (Herpes simplex virus) della mammella, l’assunzione di chemioterapici citotossici, l’abuso di droghe ed alcool. Le controindicazioni legate a problematiche del neonato riguardano la galattosemia, la malattia delle urine a sciroppo d’acero e la fenilchetonuria.

I bambini allattati al seno crescono più lentamente rispetto a quelli alimentati artificialmente, hanno una minor percentuale di grasso corporeo e un rischio più basso di andare incontro a sovrappeso ed obesità nel corso degli anni. Nei prossimi anni la ricerca scientifica dovrà concentrarsi sul ruolo dell’allattamento artificiale nel determinare l’anticipazione delle malattie cronico-degenerative: insulino-resistenza, obesità e diabete sono condizioni sempre più frequenti tra gli adolescenti.

I bimbi allattati al seno riescono ad assorbire meglio la quota lipidica rispetto a quelli che ricevono un latte artificiale e questo probabilmente in virtù della presenza di una specifica lipasi che non compare nel latte vaccino. Minore è l’incidenza di reflusso gastro-esofageo negli allattati al seno probabilmente per un più rapido tempo di svuotamento della cavità gastrica. In generale gli allattati al seno consumano meno latte rispetto agli allattati con formula (85 kcal/kg di peso corporeo/giorno versus 100 kcal/kg di peso corporeo/giorno). Nel corso della prima infanzia gli allattati al seno dimostreranno una maggiore capacità di autoregolarsi in relazione al senso di fame e di sazietà e la tendenza ad assumere meno calorie per unità di peso.

Allattamento al seno e microbiota

Diversi studi dimostrano che all’età di 6 mesi i bambini nati da parto cesareo e da madri trattate con antibiotici in vista dell’intervento hanno una colonizzazione ritardata e una composizione del microbiota diversa da quella dei bambini nati da parto naturale: pochi Bifidobatteri (fondamentali per la corretta produzione di IgA secretorie) e poche colonie di Escherichia coli a vantaggio di enterobatteri potenzialmente più patogeni come le Klebsielle.

L’allattamento al seno, dopo il parto naturale, è l’altro fattore importante per la costituzione di un buon microbiota. Mettendo a confronto la microflora dei neonati allattati al seno con quella dei bambini allattati artificialmente si evidenzia in questi ultimi la prevalenza di ceppi patogeni (Clostridia ed Enterococchi) e la scarsità dei Bifidobatteri.

Dunque il latte materno, già a partire dai primi giorni di vita, è in grado di modulare la formazione del microbiota intestinale e di promuovere lo sviluppo del Sistema Immunitario con effetti benefici sulla salute del bambino.

La protezione legata alla presenza di IgA secretorie è amplificata dal fatto che, attraverso il latte materno, l’intestino del bambino si arricchisce di Bifidobatteri e di oligosaccaridi (HMOs o Human Milk Oligosacchardes). Gli HMOs sono resistenti agli enzimi digestivi quindi raggiungono l’intestino del bambino dove fungono da nutrienti specifici  per i Bifidobatteri di cui promuovono selettivamente la crescita .

In questo senso possiamo dire che il latte della mamma è un simbiotico perché contiene sia prebiotici che probiotici. Di tutto questo non c’è traccia nei latti artificiali.

I rischi dell’allattamento al seno

La carenza di ferro è circa due volte più frequente nei bambini allattati al seno poiché il latte materno ne contiene poco (0,5 mg/l versus 10-12 mg/l del latte in formula). La sua biodisponibilità è comunque considerevolmente più alta rispetto a quanto accade per i latti artificiali. I bambini allattati al seno assorbono oltre il 50% del ferro presente nel latte materno mentre quelli che ricevono un latte artificiale riescono ad assorbirne dal 7 al 12% . Il rischio di carenza di ferro aumenta a partire dal quarto mese di vita poiché tutti i neonati a termine presentano riserve sufficienti alla sintesi di emoglobina per i primi 4 mesi.

Negli allattati al seno vi è poi il rischio di andare incontro a rachitismo. Questo fenomeno è in parte dovuto alla scarsa esposizione al sole e all’impiego di creme solari, alla tendenza a coprire i bambini per ragioni culturali o legate alla salute. Il latte umano al pari di quello vaccino ha un contenuto in vitamina D molto basso con valor medio compreso tra 24 e 68 UI/l. Poiché i neonati nei primi mesi di vita consumano meno di 0,5 l di latte al giorno, l’apporto in vitamina D è ben al di sotto dell’AI (Adequate Intake) pari a 200 UI/die. Con un’adeguata esposizione al sole lo scarso apporto di vitamina D con il latte materno non sarebbe un problema. Ad ogni modo i bambini che nascono da mamme carenti di vitamina D hanno un più alto rischio di andare incontro a rachitismo così come quelli che non vengono adeguatamente esposti al sole. L’American Academy of Pediatrics e la Canadian Paediatric Society hanno recentemente espresso la necessità di una supplementazione di vitamina D nella dose di 200 UI/die a partire dal secondo mese di vita nei bambini allattati al seno.

Le raccomandazioni dell’OMS

Al fine di favorire l’allattamento al seno l’OMS raccomanda di:

  • cominciare l’allattamento al seno entro un’ora dalla nascita;
  • procedere con un allattamento esclusivo al seno fino al sesto mese di età;
  • introdurre alimenti complementari tra i 4 e i 6 mesi solo se il bambino ha fame e cresce poco;
  • dare alimenti complementari a tutti i bambini a partire dai 6 mesi di età;
  • continuare l’allattamento al seno fino ai 2 anni o più.

Tra le informazioni di cui qualsiasi neo-mamma dovrebbe disporre vi è quella che riguarda l’allattamento a richiesta. È opportuno che i neonati vengano allattati ogni volta che mostrino un segno di fame. Tra gli indicatori precoci di fame vi è l’aumento dello stato di allerta, dell’attività motoria ed il caratteristico movimento delle labbra come se il bambino fosse alla ricerca del cibo. Il pianto viene invece considerato un indicatore tardivo della fame. L’altro suggerimento importante è quello di non dare al neonato, che si intenda alimentare con un allattamento esclusivo al seno, acqua tal quale o glucosata. È bene evitare biberon e succhiotti almeno fin quando l’allattamento al seno non si sia consolidato.

La composizione del latte materno, l’importanza della dieta materna

La composizione del latte materno risente per molti aspetti della dieta della nutrice. Il consiglio è quello di continuare a mangiare quello che si è mangiato nel corso della gravidanza poiché, come confermato da dati scientifici, il neonato si abitua a determinati sapori già durante la vita intrauterina. L’introduzione in fase di allattamento di sapori nuovi ed intensi come quelli degli asparagi, del cavolo o dell’aglio può comportare disagio per il bambino nell’arco delle successive 24 ore.

Nei primi mesi il latte non cambia la sua composizione anche se la dieta della mamma si dimostra carente. In queste circostanze, in un’ottica di conservazione della specie, l’organismo materno attinge a tutte le sue riserve sacrificando in qualche modo se stesso pur di favorire il nuovo nato. Tra le componenti del latte materno che più risentono di una dieta carente vi sono le vitamine.

Tabella n. 2Composizione del latte materno, del latte vaccino e di un latte in formula a confronto.

Caratteristiche Latte umano, composizione fino a 15 mesi dal parto Latte vaccino
Calorie/l 690 670
Acqua % 87 87
Proteine totali (g/l) 10,6 32,5
Carboidrati
Lattosio (g/l) 71 47
Monosaccaridi (g/l) 7 tracce
Lipidi totali (g/l) 40 37
Colesterolo totale (mg/l) 160 110
Acidi grassi insaturi (g/l) 52-54 35
Acidi grassi sauri (g/l) 28-36 33-37
Sodio (mg/l) 172 768
Potassio (mg/l) 512 1.430
Calcio (mg/l) 344 1.370
Magnesio (mg/l) 35 130
Fosforo 28 102
Zolfo (mg/l) 14 30
Cloro (mg/l) 375 1.080
Vitamine
Vitamina A (U/l) 1.900 1.000
Caroteni (mg/l) 0,25 0,37
Vitamina D (UI/l) 42 20
Tocoferolo (Vitamina E) (mg/l) 2,4 0,6
Tiamina (Vitamina B1) (mg/l) 0,142 0,43
Riboflavina (Vitamina B2) (mg/l) 0,373 1,56
Vitamina B6 (mg/l) 0,18 0,51
Acido nicotinico (Vitamina PP) (mg/l) 1,83 0,74
Vitamina B12 (mg/l) tracce 6,6
Acido folico (mg/l) 35-38 50
Biotina (mg/l) 2 22
Acido ascorbico (Vitamina C) (mg/l) 52 11

 

2 Comments Add yours

  1. Angela scrive:

    Sono mamma di due gemelli da poco e allatto al seno entrambi, pur dando l’aggiunta minima di latte artificiale. Ero già a conoscenza dell’importanza del latte materno nei primi mesi di vita del bambino, ma qui ho attinto ulteriori è più precise informazioni. La valenza di questo articolo per le neo mamme è enorme.

    1. admin scrive:

      Tantissimi auguri per i suoi bambini. Sono contenta che lei possa allattarli. con due gemelli non deve essere facile. Un caro saluto, Roberta

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