Perché la carenza di vitamina D si associa all’obesità?

Vitamina D e osteoporosi

Di vitamina D sentiamo parlare solo in caso di osteopenia e di osteoporosi. Quando l’osso è già diventato fragile si corre ai ripari con un’integrazione della preziosa vitamina a cui attribuiamo l’unico ruolo di favorire l’assorbimento intestinale del calcio. Al di là del fatto che la vitamina D ha molte altre funzioni da assolvere, mi sono sempre chiesta perché bisognasse somministrarla solo quando lo scheletro ha già iniziato a demineralizzarsi. Non sarebbe più logico farla assumere già in età prepubere in modo da raggiungere con la piena maturità una maggiore densità ossea?

La carenza di vitamina D è un problema pandemico

La vitamina D è un micronutriente considerato “non essenziale” perché l’organismo umano è in grado di sintetizzarla a partire dal 7-deidrocolesterolo quando ci esponiamo alla luce solare . In realtà insufficienti dosaggi di vitamina D sono stati trovati anche in persone che vivono vicino all’equatore. Alla luce delle evidenze scientifiche oggi si parla di carenza di vitamina D come di un problema pandemico. Con questo termine intendiamo il fatto che si tratta a tutti gli effetti di un’epidemia a diffusione mondiale.

scheletro
scheletro

La dose giornaliera consigliata

Nel 2011 lo IOM (Institute of Medicine) ha stabilito un RDA (Racommended Dietary Allowance) per la vitamina D di 600 UI/die pari a 15 mg (1 UI equivale a 0,025 mg di vitamina D) per la fascia di età da 1 a 70 anni e di 800 UI/die (20 mg) per età superiori a 70. Per RDA intendiamo la quantità del micronutriente che una persona in buona salute (e dunque anche in peso forma) dovrebbe assumere per soddisfare il suo fabbisogno giornaliero secondo le attuali conoscenze mediche. Difficile trovare la vitamina D negli alimenti (a meno che, come succede in America, non siano fortificati). L’olio di fegato di merluzzo ne contiene 210 mg per 100 grammi ed è di fatto la fonte alimentare più ricca della preziosa vitamina. I pesci grassi (vedi sarde) ne contengono fino a 8 mg per 100 grammi, le uova 2,9 mg per 100 grammi, il fegato 1,7 mg per 100 grammi mentre latte, burro e formaggi ne contengono solo in tracce. Tenuto conto dei consumi medi di questi alimenti nella popolazione italiana si stima che arriviamo ad assumerne non più di 2 mg al giorno. Poco male, dirà qualcuno, perché il resto lo sintetizziamo quando ci esponiamo alla luce solare. Ma a spiegazione dell’alta percentuale dei casi di carenza dovremmo riflettere sul fatto che lo stile di vita dominante (stiamo spesso al chiuso e poco all’aria aperta) non ci consente di sintetizzare la giusta dose di vitamina D.

uova e vitamina D
uova e vitamina D

La vitamina D ha innumerevoli funzioni extra-scheletriche

Della vitamina D si conoscono benissimo gli effetti scheletrici ma numerosi sono anche gli effetti extra-scheletrici resi possibili dalla presenza nei vari organi e tessuti di specifici recettori VDR (Vitamin D binding Receptors). Quando la vitamina D si lega ai VDR si rende responsabile di una serie di eventi che hanno a che fare con l’inibizione della proliferazione cellulare, con la maturazione cellulare, con il funzionamento del sistema immunitario e con la prevenzione di alcune forme tumorali (cancro del colon, del seno e della prostata).

sistema immunitario
sistema immunitario

I giusti livelli ematici

I livelli ematici di vitamina D sono influenzati dall’esposizione al sole, dall’aumento del grasso corporeo, dall’etnia e da una serie di fattori genetici. Si parla di carenza di vitamina D per concentrazioni ematiche di 25-idrossicolecalciferolo (in sigla 25(OH)D) inferiori a 20 ng/ml e di insufficienza per valori compresi tra 21 e 29 (IOM). In presenza di basse concentrazioni ematiche di questa vitamina/ormone si assiste ad una alterazione del metabolismo del calcio, del fosforo e di conseguenza dell’osso. L’assorbimento intestinale di calcio e di fosforo viene inibito mentre aumentano i livelli ematici di paratormone (PTH). Il PTH ha la funzione di favorire il riassorbimento del calcio dalla matrice scheletrica promuovendo l’attività degli osteoclasti. Di conseguenza, allo scopo di mantenere la concentrazione ematica del calcio (calcemia) nella norma nonostante la carenza di vitamina D, la densità delle ossa (BMD, Bone Mineral Density) si riduce e si va incontro con più facilità ad osteopenia ed osteoporosi.

 

Qual è il legame tra carenza di vitamina D ed obesità?

Le persone con una espansione della massa grassa sono carenti di vitamina D perché non si espongono al sole, perché hanno un’alterata capacità di sintesi, un ridotto assorbimento intestinale e perché, essendo la vitamina D liposolubile, tendono a sequestrarla nel loro tessuto adiposo rendendola indisponibile per le sue molteplici funzioni. L’accumulo di grasso viscerale si associa ad uno stato di infiammazione cronica di basso grado (Low Grade  Chronic Inflammation) dal momento che il grasso stesso è responsabile della produzione di adipochine pro-infiammatorie quali Interleuchina-1, Tumor Necrosis Factor alfa (TNF-a), resistina e Macrophage Chemoattractant Protein-1 (MCP-1).

 

Ma se leggessimo l’informazione al contrario potrebbe darsi che sia il deficit di vitamina D a causare l’obesità? Quale potrebbe essere il nesso?

Tanto per cominciare gli aumentati livelli di PTH legati al deficit di vitamina D possono favorire l’afflusso di calcio all’interno delle cellule adipose promuovendo in tal modo la lipogenesi (vale a dire la deposizione di nuovo grasso) ed inibendo la lipolisi (ossia l’utilizzo del grasso di deposito a scopo energetico). Sembra inoltre che l’ipovitaminosi D si associ a bassi livelli di leptina, ormone prodotto a livello delle cellule adipose quando queste sono sature di grassi. Scopo della leptina è quello di indurre il senso di sazietà. La deplezione di leptina associata a carenza di vitamina D può contribuire ad aumentare la fame inducendo atteggiamenti iperfagici. La conferma viene da diversi trial clinici nei quali è stato possibile verificare che con la supplementazione di vitamina D i livelli ematici di leptina si alzano.

Si intuisce che il legame tra vitamina D ed obesità è piuttosto complesso e probabilmente tra non molto arriveremo a capirne di più ma già da ora, per quanto detto, non dovremmo trascurare di dosarla e di ricorrere alle opportune supplementazioni in caso di carenza.

 

Bibliografia

Zujaja-Tul-Noor Hamid Mahmood and Dimitrios Papandreou. An update mini review of vitamin D and obesity: Adipogenis and Inflammation State. Open Access Maced J Med Sci. 2016

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