Vivere in salute fino a 100 anni: le malattie cardiovascolari e la Lifestyle Medicine

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Dobbiamo fare i conti con  cinque grandi malattie cronico degenerative: l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari, le malattie polmonari croniche e il cancro. Queste malattie sono tra le principali cause di mortalità, di disabilità e di riduzione della qualità della vita in tutto il mondo e rappresentano un grande onere finanziario per il Sistema Sanitario. Sono tutte correlate tra di loro dal momento che condividono molti fattori di rischio e presentano meccanismi sottostanti comuni, riflettendo l’alterazione del complesso equilibrio tra geni e ambiente. Spesso vengono raggruppate sotto la denominazione unica di  sindrome metabolica. A fronte di una predisposizione genetica la sindrome metabolica compare nel lungo periodo quando l’apporto calorico giornaliero  è maggiore del dispendio energetico.

L’aumento del peso fino alla comparsa del sovrappeso e dell’obesità è la risposta primaria dell’organismo all’eccesso calorico. Una volta comparsa l’obesità, questa rappresenta una sorta di centro di nucleazione intorno al quale si raccolgono altre condizioni patologiche: il diabete, la Sindrome delle Apnee Ostruttive nel sonno (OSAS, Obstructive Sleep Apnea Syndrome), la gotta, il cancro, le malattie cardiache e le disfunzioni cognitive in età avanzata (demenza).  Da tempo i ricercatori e i medici stanno lavorando insieme per trovare soluzioni comuni a queste malattie che sono ormai viste come parte di un complesso sistema.

Avendo ormai da tempo superato il dualismo cartesiano secondo il quale da una parte sta il corpo (res extensa) e dall’altra la mente (res cogitans), qualsiasi condizione patologica va studiata sul singolo individuo prendendo in esame l’ambiente in cui vive, la sua struttura psicologica, l’istruzione, le norme culturali, le pressioni economiche, le esperienze di vita, le relazioni sociali (famiglia, amici, conoscenti). Del resto secondo l’OMS la salute è lo *stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non la semplice assenza di malattia*.

Se la salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale allora questa non è solo una questione medica. Responsabili della nostra salute sono anche i politici, gli architetti,  i tecnologi alimentari, gli scienziati del clima, gli agronomi, gli informatici, e poi gli artisti, i poeti, gli scrittori, i filosofi e tutti coloro che sono capaci di farci apprezzare il bello di questa nostra vita.

Con il termine di malattie cardiovascolari ci riferiamo alla malattia del cuore e dei vasi sanguigni. L’evento più critico è l’ostruzione delle arterie che priva gli organi a valle del loro apporto di sangue. Se sono colpite le arterie coronarie (che irrorano il cuore) si ha l’infarto. Se sono coinvolte le arterie cerebrali si ha l’ictus.  La malattia cardiovascolare è una malattia multifattoriale. Le misure che vengono adottate nella prevenzione delle malattie cardiovascolari riescono allo stesso tempo ad evitare il diabete, il cancro, il declino cognitivo, l’osteoporosi e l’obesità. Si tratta di astenersi dal fumo, di praticare un esercizio fisico adeguato, di mantenere un peso ideale e un colesterolo ematico nella norma.

Fumo, sedentarietà, sovrappeso/obesità sono considerati fattori di rischio modificabili. Si può scegliere se rimanere sedentari oppure cominciare a fare movimento, se fumare o no. Fattori di rischio non modificabili sono la familiarità, l’età e il sesso. Così ad esempio le donne hanno un rischio ridotto rispetto agli uomini finché sono in fase fertile. Poiché si tratta di un problema cronico, le malattie cardiovascolari sono più gravi nelle persone in età avanzata.

Tra le condizioni con una forte componente genetica (e dunque immodificabili) c’è l’ipercolesterolemia familiare o FH (Familial hypercholesterolemia) nella quale i livelli ematici di colesterolo sono il doppio dei valori normali e si può avere la comparsa di malattie cardiache e di ictus in età precoce (da 30 a 40 anni). Questa condizione colpisce 1 persona su 250 in tutto il mondo.

Al di la della componente genetica e di condizioni come l’ipercolesterolemia familiare, ciascuno di noi può fare molto attraverso le scelte alimentari ed il mantenimento di un peso corporeo ottimale. Una dieta basata sul consumo prevalente di alimenti ad alta densità energetica (e di basso valore nutrizionale), ricca in zuccheri semplici e in grassi saturi, porta ad un aumento dei livelli di trigliceridi ematici e ad una riduzione della concentrazione in HDL (il colesterolo buono).

Alti trigliceridi e basso HDL sembra essere una combinazione dannosa per la salute del nostro sistema cardiovascolare.  L’alimentazione può essere di aiuto nella normalizzazione di questi parametri. La precisazione da fare è che una dieta dimagrante non è per forza di cose una dieta salutare dal punto di vista cardiovascolare. L’evidenza scientifica continua ad avvalorare l’utilità della Dieta Mediterranea nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative ma da qualche tempo si parla anche di Dieta DASH.

La dieta DASH è un regime alimentare nato negli USA negli anni ’90, promosso dal National Heart, Lung, and Blood Institute statunitense. DASH è un acronimo che sta per Dietary Approaches to Stop Hypertension (letteralmente, approcci dietetici per bloccare l’ipertensione arteriosa).

Caratteristiche in comune tra i due modelli alimentari sono l’inclusione di pesce, verdure e fibre, nonché la varietà e la selezione degli alimenti in base alla disponibilità stagionale. Le priorità cambiano in relazione all’età quindi la dieta dovrebbe essere modificata nelle diverse fasi della vita: consumo di latte per i bambini, buon apporto di ferro per le donne in età fertile, e così via dicendo.

Queste nozioni sono alla base di un nuovo paradigma terapeutico che potremmo racchiudere sotto l’espressione di Lifestyle Medicine. È la medicina della prevenzione primaria, quella che ci guida nelle nostre scelte allo scopo di preservare nel tempo il patrimonio più prezioso di cui disponiamo ovvero la nostra salute.

Conclusioni

Per la maggior parte di noi la salute è questione di scelte, per altri la malattia è un destino. Tutti abbiamo il diritto/dovere di tenere in conto la nostra salute e di preservarla nel tempo (attraverso i precetti della Lifestyle Medicine). Ridurre la prevalenza di patologie quali il diabete, le malattie cardiovascolari, le malattie polmonari croniche significa tra le altre cose anche risparmiare risorse economiche che potrebbero così essere destinate a coloro che dalle malattie non hanno scampo per via, ad esempio, di una forte predisposizione genetica.

Mi piace sottolineare il fatto che ogni volta che facciamo uno sforzo per migliorare la nostra vita stiamo migliorando anche la vita degli altri.  Questo concetto richiama alla mente quello sapientemente espresso, attraverso una metafora, da uno dei miei autori preferiti…

L’immagine dei cerchi nell’acqua si riferisce al fatto che ciascuno di noi crea, spesso senza un intento consapevole e senza rendersene conto, dei cerchi concentrici di influssi che possono a loro volta influenzare gli altri per anni, persino per generazioni. Vale a dire che l’effetto che abbiamo sulle altre persone viene a sua volta passato ad altri, proprio come i cerchi nell’acqua di uno stagno continuano a svilupparsi finché non sono più visibili, anche se il movimento persiste a un livello impercettibile.
Irvin D. Yalom, Fissando il sole, 2008

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