Avete mai pensato che i vostri problemi intestinali potrebbero in gran parte essere legati ai nemici dei probiotici presenti nell’ambiente in cui viviamo o nel cibo che mangiamo?

Se è così, prima ancora di assumere dei *fermenti lattici* bisognerebbe fare un po’ di pulizia intorno a noi.

Gli scienziati sono d’accordo nel ritenere che la nostra salute è strettamente legata ai miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino. Con il termine di microbiota intestinale ci si riferisce all’insieme di batteri, miceti, protozoi e virus che nel corso dei millenni hanno stabilito una relazione simbiotica con il nostro organismo e che sono responsabili di molte attività bio-funzionali. Tra queste ricordiamo:

  •  l’effetto barriera;
  •  lo stimolo immunologico;
  • la digestione;
  •  la sintesi di vitamine;
  •  l’attività metabolico/trofica (Short Chain Fatty Acids);
  •  il metabolismo dei farmaci;
  •  gli effetti sul comportamento (Gut-Brain Axis).

Non c’è dubbio: il primo e più potente fattore in grado di condizionare, nel bene e nel male, il nostro microbiota intestinale è l’alimentazione. Dunque, già solo scegliendo con consapevolezza il cibo che mangiamo riusciamo ad avere un forte impatto sulla nostra salute.

Al primo posto nella lista delle attività bio-funzionali c’è l’effetto barriera. Fin dai nostri primi giorni di vita i batteri modellano la mucosa intestinale rafforzando le giunzioni serrate poste tra un enterocita e l’altro e allertando il Sistema Immunitario affinché questo non lasci passare all’interno dell’organismo antigeni, tossine o microbi potenzialmente pericolosi per la nostra salute.

Non bisogna trascurare il fatto che i batteri che abitano nel nostro intestino ci aiutano anche a digerire il cibo che mangiamo e ad assimilare meglio i nutrienti in modo da ridurre la probabilità di sviluppare patologie su base allergica o autoimmune. Probabilmente non tutti sanno che sono proprio i nostri batteri intestinali ad aiutarci nella digestione del glutine.  Le componenti principali del glutine che risultano tossiche per chi soffre di celiachia sono una famiglia di proteine dette gliadine, molto ricche di due aminoacidi: prolina e glutammina. Tutte le proteine che ingeriamo possono essere completamente scomposte con l’eccezione di quelle che costituiscono il glutine. Se mettiamo gliadine e glutenine in un becher da laboratorio e le trattiamo con i nostri enzimi digestivi resteranno grandi frammenti proteici non digeriti o peptidi.

Il glutine contiene una grande varietà di peptidi non digeribili che possono provocare una forte risposta immunitaria di natura sia adattativa sia innata negli individui geneticamente predisposti a diventare celiaci. Sono stati identificati più di cinquanta peptidi del glutine che possono innescare una risposta specifica dei linfociti T. Tra i trigger principali c’è il peptide 33-mer che contiene sei sequenze parzialmente sovrapposte che possono provocare la reazione dei linfociti T. L’evidenza scientifica dimostra che il Bifidobacterium longum contribuisce alla digestione del peptide 33-mer. Dunque se uno è geneticamente predisposto a diventare celiaco (presenza dei polimorfismi HLA-DQ2 e HLA-DQ8) e non alberga nel proprio intestino il Bifidobacterium longum allora il rischio di manifestare la celiachia è piuttosto alto.

I batteri intestinali producono una notevole quantità di vitamine e acidi grassi a catena corta (in particolare l’acido butirrico) con funzioni trofiche (l’acido butirrico è il principale nutriente delle cellule che rivestono il colon), antiossidanti, anti-infiammatorie e antisettiche.

Non bisogna poi trascurare che intestino e cervello sono collegati a doppio filo l’uno all’altro. Se l’intestino è in disordine è facile sperimentare stati ansiosi, stress e depressione.

Come facciamo allora a prenderci cura del nostro intestino e per traslato della nostra salute generale?

Il primo consiglio è quello di evitare o ridurre l’esposizione a sostanze potenzialmente nocive per i nostri batteri intestinali. Quali sono? Qui di seguito vi riporto una folta lista dei nemici dei probiotici:

  1.  l’alcool che oltre a danneggiare i batteri intestinali allenta le giunzioni serrate portando ad una permeabilità patologica della mucosa intestinale e contribuendo al passaggio dell’LPS (lipopolisaccaride, frammento della membrana esterna dei batteri gram -) a livello del circolo ematico;
  2. le amine eterocicliche, sono sostanze tossiche che si generano nei cibi sottoposti ad alte temperature e che oltre a danneggiare il microbiota hanno nel lungo periodo la capacità di favorire la comparsa dei tumori;
  3.  i cibi industriali ricchi di additivi con effetto batteriostatico o battericida;
  4.  l’acqua addizionata di cloro;
  5.  i coloranti alimentari (composti azoici);
  6.  gli emulsionanti alimentari che potrebbero contribuire ad aumentare la permeabilità intestinale;
  7.  gli inibitori di pompa protonica (altresì noti come farmaci anti-acido o protettori gastrici) utilizzati in caso di acidità gastrica, sindrome da reflusso gastroesofageo, ulcere peptiche; il loro impiego nel lungo periodo, abbattendo la barriera del pH gastrico, facilita la trasmigrazione di specie batteriche presenti nel cavo orale fino al livello del piccolo intestino (SIBO, Small Intestinal Bacterial Overgrowth);
  8.  gli antibiotici;
  9.  i lassativi: l’uso protratto dei lassativi fa perdere tono e forza al nostro colon. Se nella normale defecazione si svuota solo il tratto discendente del grosso intestino con l’uso dei lassativi lo svuotiamo per intero. A seguito di una loro assunzione protratta subentra una stipsi paradossa (per assenza di materiale fecale) che porta ad assumere altri lassativi innescando un circolo vizioso dal quale è difficile uscire;
  10. il fumo di sigaretta;
  11. gli inquinanti ambientali (metalli pesanti, composti organo-fosfati, pesticidi);
  12.  i solfiti usati come additivi per birra, vino, succhi di frutta, frutta disidratata, pesce lavorato, frutti di mare, carni e prodotti in scatola;
  13.  i solventi organici (acetaldeide, benzene, xylene, toluene, turpentina, acetone, metil/etil acetati).

Conclusioni

Mi viene chiesto spesso quale sia il probiotico più utile, tra quelli presenti in commercio,  per la salute del nostro intestino. Io rispondo sottolineando l’importanza di una sana alimentazione (ne parleremo sempre più spesso anche grazie alla nuova rubrica – Le ricette del microbioma), di uno stile di vita sano, di un atteggiamento mentale sano, di un ambiente sano… e per ambiente non intendo solo il luogo fisico in cui viviamo ma anche il cibo che mangiamo… Il primo sforzo da fare è quello di ridurre il più possibile l’esposizione alle sostanze che abbiamo chiamato i nemici del microbiota intestinale. Solo dopo potremmo pensare all’assunzione di probiotici…

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.