Obesità: le nuove terapie ed il ruolo del microbiota

L’obesità è la piaga dell’epoca moderna. Tra tutti i Paesi Europei è l’Italia ad avere la percentuale più alta di bambini con problemi di sovrappeso ed obesità. Alcuni di questi bambini presentano già in età precoce  problemi di fegato grasso (epatosteatosi), insulino-resistenza e diabete alimentare.

A spiegare questo trend epidemiologico non ci sono solo la sedentarietà e l’abitudine al consumo di cibo ad elevata densità energetica. Probabilmente l’aumento del peso corporeo è condizionato anche dal fatto di aver avuto una nascita da parto cesareo, un allattamento artificiale e un’infanzia al riparo da qualsiasi fonte di sporcizia e di contaminazione (siate felici se i vostri bimbi hanno ancora l’occasione di sporcarsi)!

Si tratta in tutti i casi di condizioni in grado di ridurre drasticamente la variabilità del nostro microbiota intestinale. La domanda del secolo è: “Esiste una relazione tra obesità e microbota?” Ad oggi sono tanti i gruppi di ricerca che si stanno concentrando su questo tipo di domande. Trovare le risposte significa orientarsi su nuove e più efficaci terapie.

Obesità e microbiota

I ricercatori della Cleveland Clinic hanno identificato una connessione biologica tra il metabolismo dei batteri intestinali e l’obesità . La ricerca è stata guidata da J. Mark Brown PhD del Cleveland Clinic Lerner Research Institute. Il gruppo di ricerca ha scoperto che il blocco di uno specifico pathway microbico intestinale ha l’effetto di contrastare l’obesità  e la resistenza all’insulina.  I risultati dello studio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista Cell Reports (qui potete trovare l’articolo completo). 


Il gruppo di ricerca ha analizzato la via metabolica che genera l’ossido di trimetilammina, comunemente indicato con l’acronimo TMAO. Si tratta di una sostanza chimica prodotta dai batteri intestinali a seguito della digestione di  carnitina, lecitina e colina. Queste molecole si trovano a loro volta nelle carni trasformate, nella carne rossa, nel fegato e nelle uova. Abbondare con questi alimenti, in presenza di una flora batterica non ottimale, significa assicurarsi un’abbondante produzione endogena di TMAO. Il punto è che livelli particolarmente elevati di questa sostanza sono legati ad un aumentato rischio di obesità e di eventi cardiovascolari.

Microbiota
Microbiota


Come è stato possibile dimostrare la correlazione tra TMAO e obesità?

L’enzima monoossigenasi, conosciuto come FMO3, ha il ruolo di trasformare TMAO in una forma attiva. I ricercatori hanno dimostrato che i topi che avevano un gene FMO3 mancante o disattivato godevano di protezione contro l’obesità  anche se alimentati con una dieta ad alto apporto calorico e ricca di grassi. Il gruppo di ricerca ha anche trovato che i topi FMO3-negativi hanno un maggior numero di adipociti marroni o beige. A differenza degli adipociti bianchi, quelli marroni o beige sono in grado di disperdere energia sotto forma di calore grazie alla presenza di proteine disaccoppianti. Avere un maggior “bacino” di adipociti marroni significa avere una maggiore spesa energetica e una protezione naturale contro l’aumento del peso corporeo. Infatti in questo caso gran parte di quello che mangiamo viene disperso sotto forma di calore.

Perché lo studio è importante?

Abbiamo ormai la consapevolezza che elevati livelli di TMAO sono legati ad un aumento dell’obesità, delle malattie cardiovascolari e del diabete di tipo 2. I risultati dello studio sono importanti poiché dimostrano che potrebbe esserci un nuovo modo di modificare il microbioma e nuove terapie che contribuiranno alla lotta contro l’obesità  ed il diabete. Fin qui del resto non c’era stata ancora alcuna prova significativa sul modo in cui i batteri intestinali sono in grado di determinare l’obesità. 

Un consiglio

Più facciamo progressi nella comprensione del microbiota intestinale e più prendiamo coscienza del fatto che per vivere a lungo e in salute dobbiamo recuperare un modello di vita ormai in disuso.  I bambini, in particolare, dovrebbero trovare più occasioni per stare a contatto con la natura, con gli animali domestici e con cibi poco raffinati. Invece passano gran parte del loro tempo in condizioni di sedentarietà mangiando cibo industriale.

Detta così sembriamo destinati a diventare tutti obesi. Per fortuna ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione culturale che a breve aprirà nuovi scenari terapeutici.

Intanto lasciamo che i nostri bambini si sporchino!

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